38 ASTA 68: LIBRI, AUTOGRAFI E MANOSCRITTI, FIRENZE 3, 4 E 5 MARZO 2026 GONNELLI CASA D’ASTE CASA D’ASTE Manoscritto arabo-persiano contenente i cosiddetti Salmi dell’Islam 67. Sahifa al-Sajjadiya. Persia Qajar, primo o secondo quarto del XIX secolo (ca. 1810-1840). Manoscritto arabo-persiano (170x90) su sottile carta vergellata e polita, contenente l’intero testo arabo della Sahifa al-Sajjadiya con una traduzione interlineare persiana rubricata. Persia Qajar, verosimilmente fra il Grazioso codice filosofico-devozionale con miniature erotiche 68. Manoscritto Shakti nepalese. Metà del XIX secolo. Manoscritto miniato su spessa carta giallastra di formato oblungo (80x200) consistente in 41 fogli doppi (82 facciate) ripiegati a fisarmonica e contenente due distinte opere in versi ritmici di incerta identificazione, la prima delle quali (forse un compendio del Devi Mahatmyam, la “Magnificenza della Dea”) consiste in uno scritto di natura devozionale dedicato a Mahaganapati e Mahakali, seguìto da una brevissima scrittura composta interamente in inchiostro nero da due diverse mani, conclusa da 15 miniature erotiche realizzate successivamente ma codificate secondo la tradizione dei trattati di ars amandi antico-indiani (kamashastra, kamasutra). Redatto nelle lingue sanscrita e newari, proveniente dal Nepal e da datarsi intorno alla metà del XIX secolo. Testo nella scrittura devanagari di stile newari distribuito su 6 righi a facciata (spazio scritto di 60x175) in inchiostro nero, con doppi segmenti verticali separatori, termini rituali e incipit di sezione frequentemente rubricati. Diagrammi tantrici (yantra) di valore mistico-evocativo in inchiostro rosso con sillabe sacre in nero al recto della carta conclusiva. Questo codice privo di legatura è conservato in ottime condizioni, a parte qualche minima sbavatura di inchiostro e trascurabili segni d’uso. Le due divinità invocate in apertura del testo principale, Mahaganapati (Ganesha) e Mahakali (Durga: Kali) rappresentano nell’induismo simboli divini associati a una varietà di scuole e sètte. Nello shaktismo queste due divinità convogliano rispettivamente i significati misticoreligiosi dell’energia simpatica che inibisce e annulla gli ostacoli (l’attività efficace, il “maschile”) e dell’energia cosmica primordiale di natura femminile che presiede alla creazione, al mantenimento primo e il secondo quarto del XIX secolo (1810-1840). Composto di 217 carte complessive (434 facciate), pur lacunoso in principio e in fine riporta integralmente l’opera citata, consistente in 60 brevi preghiere di invocazione o di supplica (du’a). Specchio di scrittura (120x50) delimitato da cornice ornamentale (jadwal); testo arabo vergato in un elegante stile naskh persiano distribuito su 9 righi a facciata; traduzione persiana in interlinea in calligrafia nasta’liq. Ai margini esterni allo specchio di scrittura vi è un esteso commento manoscritto in stile nasta’liq-e shekasteh (nasta’liq “spezzato”). Legatura in cartone rivestita di pelle in marocchino con decorazioni arabescate impresse identiche all’esterno dei piatti. Condizioni discrete; da segnalare il piatto posteriore distaccato, alcuni margini inferiori rifilati e cinque carte ricostruite. Alcuni restauri novecenteschi. La Sahifa al-Sajjadiya è una compilazione di preghiere (du’a) estremamente popolare in ambito sciita. La composizione dei testi poetici è tradizionalmente attribuita al quarto Imam sciita, ‘Ali al-Sajjad (morto nel 713 d.C.), tuttavia, nel corso dei secoli, la Sahifa conobbe diverse riedizioni con aggiunte e rimaneggiamenti. Le principali note tematiche e filosofiche di questi componimenti, soprannominati in ambito accademico europeo i “Salmi dell’Islam”, si riassumono nell’enfasi sulla misericordia e la giustizia divine e nella necessità morale per il credente di condurre un’esistenza piena e retta, nella fede e nel timore di Dio. € 250 e alla dissoluzione degli esseri (il tempo, il “femminile”). Alle sezioni invocative e devozionali, spesso introdotte da una sillaba sacra (Aum, Om), seguono versi relativi all’etica del rituale e della venerazione (seva) del divino, che istituiscono una tensione amorosa da parte del devoto servitore verso la divinità oggetto di un amore zelante e disinteressato. Il riconoscimento della dualità fondamentale dell’esistente nei suoi continui processi generativi e dissolutivi implica la venerazione della natura erotica della dialettica tra il maschile e il femminile, interpretato come la radice stessa di ogni manifestazione e pura potenza vitale. € 1000
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