21 TUTTI I LOTTI SONO RIPRODOTTI NEL SITO WWW.GONNELLI.IT GONNELLI CASA D’ASTE CASA D’ASTE Padre Gemelli e Giuseppe Toniolo 34. Gemelli Agostino Lettera dattiloscritta con annotazione e sigla autografa. Datata 26 aprile 1941. Sigla e annotazione a inchiostro bruno. 1 carta scritta al recto. Su carta intestata Universitas Catholica Sacri Corii Jesu Mediolani. Dimensioni: 285x221 mm. [...] Ho chiesto [...] che vanga intitolata a Giuseppe Toniolo una via o una piazza di Milano, e ho indicato anche il desiderio che venga scelta una delle vie che circondano l’Università [...]. Il Podestà mi comunica che [...] ha deciso di onorare degnamente il nome di Toniolo, dandolo a una via o a una piazza e ciò nel più breve tempo possibile [...]. € 140 35. Leopardi Monaldo Due lettere autografe firmate inviate ad un amico. Datate Recanati 1835. Manoscritti a inchiostro bruno. 2 bifoli, scritte 8 pagg. In ambedue le lettere è visibile la traccia del sigillo a lutto in ceralacca nera, per la morte di Luigi, fratello di Giacomo. Dimensioni 215x330 mm. (2) Lettera datata 4 ottobre 1835. Questa volta il torto non è della posta ma sarebbe il mio se non avessi in pronto le scuse; le quali si sa che non ci mancano mai dopo che ci vennero insegnate dai nostri primi progenitori. Ho dovuto lavorare un poco per il giornale [La Voce della Verità - Gazzetta dell’Italia Centrale] onde mettere qualche cosa del mio nel fascicolo 8.5. dopo più mesi di silenzio, abituale ormai nella stagione estiva, in cui non tanto il caldo quanto la paura dei temporali e l’abbondanza di elettricismo mi abbattono nel fisico e nel morale e non sò allora dove io tenga la testa. Poi ho avuto che fare in faccende domestiche, perché quantunque di mio buono o mal grado, mia moglie voglia far tutto, sino a levarmi l’incomodo di tenere un quattrino in saccoccia, par[iment]i la posta diplomatica e forense tocca a me […] Viddi il libro del Principe di Canosa [Antonio Capece Minutolo], segue un commento sul La morte del figlio Giacomo 36. Leopardi Monaldo Lettera autografa firmata, inviata ad un amico. Non datata, ma 1837. Manoscritto a inchiostro bruno. 1 bifolio, scritte 3 pagg, senza indirizzo e destinatario. Dimensioni 215x330 mm. Ella a quest’ora ha appreso probabilmente dai pubblici fogli il nuovo acerbissimo colpo con cui è piaciuto al Signore di visitarmi, togliendomi il mio amatissimo figlio primogenito Giacomo. Adoro la volontà Divina; bacio quella mano benefica che mi flagella per correggermi, e accetto questa tormentantissima pena in giusta punizione dei miei peccati. Raccomando il caro defunto, e mè stesso, e la mia desolata famiglia alle orazioni di Lei e degli amici; e abbrevio il trattenermi sopra questo sconsolato argomento perché ho l’anima satolla di dolore, e gli occhi ingorgati di pianto. Ho ricevuto il duplicato della Gazzetta e ne ringrazio […] Io però lo chiesi credendolo una cosa facile e quasi bancaria, ma se non fosse così, lo pagherò volentieri piuttosto che disturbare nessuno […] Non ho ricevuto il frontespizio dell’ultimo anno recentem[ent]e spirato, e mi mancò il n[ume]ro 916 della Gazzetta. Le raccomando dunque di spedirmi l’uno e l’altra. Seguono dettagliate istruzioni libro del principe, illustre rappresentante del pensiero politico tradizionale napoletano. Gli argomenti successivi sono vari: Copernico, […] Sui dubbi Copernicani non sò che dirle. Vengono da Genova, li mandò lo Storace, ma non sono suoi, io non sò di chi sieno: se i Copernicani parleranno, l’autore penserà esso di rispondere, ma credo che, tutto assieme, Copernico avrà per buono il silenzio […]; Roma, […] un suolo in cui quando non comanda la corruzione, comanda la paura. La rota romana (già molto sconquassata, e molto poco addattata alla machina corrente) ne avrà avuta una scossa nell’opinione dei saggi […]; La Voce della Verità, […] vi unisco alcune copie sull’esequie del Leo Nobili [scienziato] di cara e onorata memoria, e un manifesto dell’analisi antimazziniana, di cui l’autore è il Bruni […]. La lettera termina con i saluti agli amici e la firma Monaldo Leopardi. La paura di Monaldo per i temporali estivi era condivisa dal figlio Giacomo, che sull’argomento scrisse La quiete dopo la tempesta. Lettera datata 25? dicembre 1835. […] ritorno a lei e a tutti gli amici augurii sincerissimi di felicità nelle attuali sante feste, nell’anno che sopravviene, e per omnia saecula saeculorum. Amen. Ringrazio poi tutti dell’interesse che prendono alla violenta morte della povera voce della ragione, la quale ha dovuto spirare senza poter dare due righe di testamento, giacché i materiali che avevo spediti per gli ultimi due fascicoli, vennero ripudiati in globo in odium et contemptum auctoris […], segue un’accorata lamentela perché non era stato pubblicato un articolo di Monaldo, che scrive: […] Questi sotterfugii non mi piacciono, e non si danno da fare le cose per vergognarsene “est, non” […] quell’articolo non poteva dispiacere a nessuno fuorché agli scamiciati [i rivoluzionari]. La lettera prosegue affrontando temi politici: […] Le potenze del Nord, […] non desideravano meglio che trovarsi liberate dagli scrupoli per il ripudio della Santa Allenaza; e Luigi Filippo il quale si trovava sul trono per opera del diavolo, non desiderava meglio che trovarsi senza pensarci, a regnare per grazia di Dio […]. Segue una difesa dell’operato del papa. Tornando infine all’articolo non pubblicato, Monaldo scrive: […] Il tempo darà consiglio, e frattanto la mia sola replica sarà il più assoluto silenzio […] Le ferite ricevute alle spalle recano disdoro, ma le cicatrici del petto si mostrano con orgoglio. € 300 di spedizione e un accenno alla figlia (Paolina), traduttrice: indirizzare i pacchi al S.r Direttore della Posta di Loreto, e poi sottoporvi una fascia, o foglio coll’indirizzo a mè, il quale non deve comparire affatto nel primo inviluppo […] Ritorno alcuni giornali, e quattro nuovi articoli tradotti dalla figlia […]. La lettera prosegue parlando della volontà di ammogliare Pierfrancesco, fratello minore di Giacomo: Forse frà pochi giorni farà una sosta costì Pierfrancesco, l’ultimo dei miei figli, l’unico che resta con mè, e in cui stà l’avvenire della mia famiglia. Attualmente deve trovarsi in Bologna. Questo piccolo viaggio puramente gioviale era destinato avanti alla cruda perdita che ci ha colpiti, e si è dovuto ritardarlo ma non ho creduto bene di ritrattarlo. Lo raccomando calorosamente a Lei, a tutti gli amici e segnatamente al di Lei cugino […] Conto fra non molto di ammogliare questo giovane, che a 9bre compirà 24 anni. Desidero di trovargli una giovane signora sana, buona, mansueta, cristiana, di buoni padri e di pensieri e massime conformi alle nostre. Non la vorrei di una grande città […] Neppure la vorrei di una grande famiglia […] Quanto alla dote non ci sarà che dire giacché nei miei calcoli il denaro è l’ultima partita. Se Ella o gli amici comuni avessero qualche cosa da suggerirmi la metterò come un vero favore. Si ricordi di me […]. € 300
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