GONNELLI CASA D'ASTE - Florence (Italie). MANUSCRITS – LIVRES du XVe au XXe siècle -

53 TUTTI I LOTTI SONO RIPRODOTTI NEL SITO WWW.GONNELLI.IT GONNELLI CASA D’ASTE CASA D’ASTE Grammatica araba classica e litografia persiana moderna 96. Ibn Hisham al-Ansari Il Mughni al-Labib: un classico della riflessione linguistica araba Tehran: 1274 AH (AD 1858/59). Edizione a stampa litografica su carta orientale del Mughni alLabib di Ibn Hisham al-Ansari. 159 carte complessive (1v.-159r., 316 facciate); privo di sguardie. Misure al foglio: mm. 355x215; allo spazio scritto interno: mm. 220x120; esterno: 290x170. Testo arabo litografico composto in alcune pagine secondo abili criteri artistici a riprodurre alberi e configurazioni simmetriche. Corpo di testo principale in grafia thuluth persiana all’inchiostro nero su 25 righi a facciata; testo marginale in stile nasta’liq e inchiostro nero distribuito su 99 o 100 righi. Legatura editoriale in cartone rivestito di pelle marroncina estesamente abrasa, abbellita con tre decori impressi ad arabesco consistenti in una mandorla centrale maggiore e due minori in asse verticale con la prima su ambedue i piatti esterni; dorso rinforzato. Condizioni discrete, eccezion fatta per tenui sbavature diffuse su alcune pagine, che mai pregiudicano la leggibilità, e per una perdita marginale coinvolgente l’area superiore del taglio e delle cuffie, verosimilmente a effetto dell’azione di un roditore, senza perdita di testo. Opera culminante della dottrina grammaticale araba ed enormemente influente, composta in origina a metà Trecento dal cairota Ibn Hisham alAnsari (1309-1360), il Mughni al-Labib ‘an Kutub al-A’arib (questo il titolo completo, che significa: “Ciò che arricchisce l’intelligente circa le opere di grammatica”) rappresenta uno dei punti d’arrivo della plurisecolare tradizione di studi sistematici sulla grammatica normativa dell’arabo classico, articolati seguendo un approccio letterario e prescrittivo che li integra nell’insieme canonico delle competenze disciplinari tramandate al fine di padroneggiare al meglio l’esegesi letterale coranica (tafsir) e al contempo potersi esprimere profusamente nella lingua franca delle élite musulmane. Il testo, costituito di 8 capitoli, parte da una disamina dei valori e delle regole combinatorie delle singole lettere dell’alfabeto Le virtù del Profeta in un piccolo e luminoso codice ottomano 97. Anonimo ottomano Splendida e assai inconsueta hilya tardo-ottocentesca Datato al colophon nell’anno islamico 1226, senza ulteriori specificazioni (AD 1811/1812). Grazioso manoscritto arabo su carta vergellata e polita, composto di 10 carte complessive [1+8+1], completo. Misure al foglio: mm. 180x120; specchio di scrittura: mm. 130x80; testo arabo classico pienamente vocalizzato in un elegantissimo naskh ottomano distribuito su singola colonna di 9 righi a facciata. Bella legatura coeva in pelle marrone con ornamenti dorati impressi e motivo perimetrale a meandro in oro alle facce esterne di entrambi i piatti, priva di ribalta. Splendido decoro di testa miniato ad arabesco policromo (sarlawh) con lussureggianti motivi floreali e fogliame in verde scuro, rosso intenso e oro, bordati da una cornice arancione su tre lati e una spessa doppia lista dorata parallela sui lati lunghi, con lo spazio superiore percorso da un motivo ondulato in andamento a cupola, sormontato da cinque coppie di tulipani stilizzati dai bulbi in oro e steli blu e rosso alternati. Lo specchio di arabo (huruf) per poi affrontare la sintassi (nahw) e la morfologia (sarf), soffermandosi sui casi più controversi con precisa attenzione alle regole di declinazione e coniugazione (i’rab). Si riconosce a Ibn Hisham al-Ansari un approccio esegetico nuovo al fatto grammaticale, basato su un criterio di prova “semantico” atto identificare e chiarire apparenti anomalie, che sostituiva il tradizionale metodo “sintattico”. Egli compose alla Mecca, nel corso dell’anno 749 AH (AD 1348/’49) quest’opera che gli valse immediata e duratura fama anche al di fuori dell’Egitto, dove insegnò persino alla celebre moschea di al-Azhar, confermandosi così come uno dei più brillanti polimati islamici del suo tempo. € 650 scrittura è bordato da una larga fascia (jadwal) in oro e i singoli periodi di testo sono separati da una rondella decorata in oro (shamsa) e punteggiature cromatiche simmetriche di grande finezza. Condizioni eccellenti: minime gore di umidità ai margini inferiori e un paio di rifioriture brune. La “hilya” del Profeta Maometto costituisce una ben definita tipologia di manoscritto devozionale sunnita, dalle finalità insieme ornamentali e talismaniche, che fu codificato secondo precisi criteri estetici da Hafiz Osman nella Turchia ottomana di pieno XVII secolo. Il testo consiste in una cesellata descrizione dell’aspetto fisico e delle virtù personali di Maometto tratta dalle principali fonti hadithiche e ha conosciuto anche elaborazioni versificate assai popolari. L’argomento “muhammadico” riposa nel solco della tradizione islamica che sancisce in Maometto “l’uomo perfetto” (al-insan al-kamil). La specificità di questo manoscritto consiste nel derogare completamente ai canoni formali ed estetici della hilya, presentandosi come prezioso manoscritto miniato di argomento religioso in arabo, pienamente rispettoso dei canoni classici. Tale caratteristica rende questo manoscritto fortemente inconsueto in quanto hilya. Al colophon si legge, in arabo: Kataba-hu Salih al-ma’ruf biNamiq ‘an Khajagan-e / Divan-e Humayun, sanah sittah wa ‘ishrin wa miyatayn ba’d al-alf (“Lo ha scritto Salih, noto come ‘L’Aggraziato’ fra gli scribi [ottomani] dell’Ufficio della Corona [a Costantinopoli], l’anno 1226. L’anno in cui questo codice è stato realizzato è tuttavia certamente posteriore a quello riportato nel colophon, dal momento che la carta su cui fu redatto fu prodotta tramite un metodo ancora inesistente nel 1811. Inoltre, la menzione del nome di un noto scriba di origine caucasica ci riporta al decennio 1880/1890. Esemplare deliziosamente anomalo di testo popolare sul Profeta Maometto e i suoi “Caratteri”. € 500

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