Lot n° 585

Ortes Giammaria, Calcolo sopra la verità della storia... Venezia: dalla Tipografia Fracasso, 1815.

Estimation : 900 - 1800
Description
In-8° (mm 194x127). Pagine [8], 55, [1]. Carte fresche con leggere fioriture sparse, restauro all'angolo inferiore esterno della sguardia anteriore e altri trascurabili segni del tempo. Pieno cartonato verde coevo con traccia di etichetta al dorso (difettini). (1) Prima edizione a stampa, pubblicata postuma in occasione di nozze. Il testo, da cui questa edizione sembra derivare, è conservato in forma autografa presso la Biblioteca Marciana di Venezia, con il titolo preciso Calcolo sopra la verità dell'Istoria, Mss. It., Cl. II, 138 (4916), fasc. I, ff. 1–13. Non risultano altre copie manoscritte dell'opera. Mancando la datazione nel manoscritto, essa può essere dedotta da una lettera di Francesco Maria Zanotti, indirizzata all'Ortes il 22 aprile 1755, in cui lo ringrazia per l'invio della dissertazione da leggersi all'Accademia locale. Non si hanno elementi certi per stabilire se l'autore abbia successivamente rivisto o corretto il testo. Tuttavia, la calligrafia – probabilmente risalente agli anni Sessanta del Settecento – e la notevole accuratezza del manoscritto sembrano indicare una stesura rielaborata rispetto a quella originaria (cfr. Gianfranco Torcellan (a cura di), Scritti editi ed inediti di Giammaria Ortes, in «Annali dell'Istituto Giangiacomo Feltrinelli», IV, 1961). La Treccani sottolinea come, dietro una patina di apparente conformismo, il pensiero di Ortes veicolasse un messaggio dirompente per l'epoca. Le sue idee esercitarono una forte attrazione sui rivoluzionari italiani dell'Ottocento e Ortes venne letto e citato anche da Karl Marx, che ne riconobbe l'originalità nella sua analisi delle contraddizioni del capitalismo. Nel Capitale, lo definisce infatti "uno dei grandi scrittori di economia del XVIII secolo", ricordando come Ortes interpretasse l'antagonismo economico come una legge naturale universale: «Il bene ed il male economico in una nazione [sono] sempre all'istessa misura, [...] giacché l'affluenza de' beni in alcuni, accompagnata dall'assoluta privazione di essi in più altri è un fenomeno di tutti i tempi e di tutti i luoghi [...]. La laboriosità di alcuni impone l'ozio in altri. I poveri e gli oziosi sono un frutto necessario dei ricchi e degli attivi».
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