Lot n° 68

Manoscritto Shakti nepalese. Metà del XIX secolo.

Estimation : 1000 - 2000
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Description
Manoscritto miniato su spessa carta giallastra di formato oblungo (80x200) consistente in 41 fogli doppi (82 facciate) ripiegati a fisarmonica e contenente due distinte opere in versi ritmici di incerta identificazione, la prima delle quali (forse un compendio del Devi Mahatmyam, la "Magnificenza della Dea") consiste in uno scritto di natura devozionale dedicato a Mahaganapati e Mahakali, seguìto da una brevissima scrittura composta interamente in inchiostro nero da due diverse mani, conclusa da 15 miniature erotiche realizzate successivamente ma codificate secondo la tradizione dei trattati di ars amandi antico-indiani (kamashastra, kamasutra). Redatto nelle lingue sanscrita e newari, proveniente dal Nepal e da datarsi intorno alla metà del XIX secolo. Testo nella scrittura devanagari di stile newari distribuito su 6 righi a facciata (spazio scritto di 60x175) in inchiostro nero, con doppi segmenti verticali separatori, termini rituali e incipit di sezione frequentemente rubricati. Diagrammi tantrici (yantra) di valore mistico-evocativo in inchiostro rosso con sillabe sacre in nero al recto della carta conclusiva. Questo codice privo di legatura è conservato in ottime condizioni, a parte qualche minima sbavatura di inchiostro e trascurabili segni d'uso. (1) Le due divinità invocate in apertura del testo principale, Mahaganapati (Ganesha) e Mahakali (Durga: Kali) rappresentano nell'induismo simboli divini associati a una varietà di scuole e sètte. Nello shaktismo queste due divinità convogliano rispettivamente i significati mistico-religiosi dell'energia simpatica che inibisce e annulla gli ostacoli (l'attività efficace, il "maschile") e dell'energia cosmica primordiale di natura femminile che presiede alla creazione, al mantenimento e alla dissoluzione degli esseri (il tempo, il "femminile"). Alle sezioni invocative e devozionali, spesso introdotte da una sillaba sacra (Aum, Om), seguono versi relativi all'etica del rituale e della venerazione (seva) del divino, che istituiscono una tensione amorosa da parte del devoto servitore verso la divinità oggetto di un amore zelante e disinteressato. Il riconoscimento della dualità fondamentale dell'esistente nei suoi continui processi generativi e dissolutivi implica la venerazione della natura erotica della dialettica tra il maschile e il femminile, interpretato come la radice stessa di ogni manifestazione e pura potenza vitale.
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