Lot n° 86

Verdi Giuseppe, Lettera autografa siglata GV inviata a Giulio Ricordi. Datata 17 dicembre 1880, St. Agata.

Estimation : 700 - 1400
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Description
Manoscritto a inchiostro bruno. 1 bifolio, scritte 3 pagine. Busta conservata, con francobollo e timbri postali, con nome e indirizzo del destinatario (di mano di Verdi). Dimensioni: 210x134 mm. (1) Lettera relativa all'opera Simon Boccanegra (II versione del 1881). La lettera non è trascritta, ma è segnalata a pag. 91, n. 95, del Carteggio Verdi - Ricordi 1880-1881 (Parma, Istituto Studi Verdiani, 1988). Caro Giulio, Vi ringrazio dei due libretti. Cosa state facendo rapporto artisti? Io non oso su questo insistere perché (ora riletto il libretto) vedo la difficoltà di cavarne qualche cosa di buono [...]. Anzi, ora che ci penso, se Boito porta la scena del Finale nel Senato, sarà difficile farvi entrare il Coro di Donne. Capisco benissimo l'esigenza della scena, ma non trovo benissimo privarsi d'un elemento musicale di tanta importanza. Forse era meglio lasciare la scena in piazza trovando qualche cosa [...] per rifare questo Finale che mi è riuscito tanto male nel principio [...]. Ora domando io / lo dico a voi sotto voce onde a vostra volta lo diciate sotto voce a Boito, in modo ch'Egli non abbia a gridar troppo forte... "Gran Bestia di Maestro" / domando io, se, lasciando la scena in Senato intanto che Doge e Senatori discutono violentemente per la guerra di Venezia, il popolo invadesse la scena / Brrrrr! L'ho detta / gridando "Guerra a Venezia" Sia dunque guerra... guerra fratricida; Entra furioso Gabriele "Tu peggiore d'un fratricida che rapisti le donne et. et. [...]. Salutate tanto Tito GV. Straordinario documento del Maestro che nel 1881, con Arrigo Boito, rimetterà mano al suo Simon Boccanegra rappresentato per la prima volta nel 1857 su libretto di Francesco Maria Piave. Ne emergono l'autocritica del maturo Verdi, che decide di rifare il Finale della prima versione dell'opera (che mi è riuscito tanto male), le battute scherzose (Gran Bestia di Maestro / brrrrr!) e il garbo (sotto voce / ch'Egli non abbia a gridar troppo forte), con cui fa chiedere le modifiche a Boito. Nell'ultima parte della lettera il Maestro interviene con vigore – come sua abitudine, sulle scene e sul libretto dell'opera. Dopo le prime reciproche incomprensioni, l'innovativo Boito diventerà per Verdi il librettista di fiducia; con lui, oltre a rivedere il Simon Boccanegra darà vita ai capolavori Otello e Falstaff.
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