Lot n° 89

Anonimo etiope, Gedle Gebre Menfes Qidus: Atti di San Gebre Menfes Qidus Etiopia centrale, verosimilmente metà XIX secolo.

Estimation : 200 - 400
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Description
Manoscritto etiopico agiografico sulla vita del santo Gebre Menfes Qidus. 73 carte su fogli pergamenacei [2+69+2] misuranti mm. 255x190; spazio scritto di mm. 180x160. Testo in lingua ge'ez su doppia colonna di 19 o 20 righi ciascuna, con titolature ed elementi separatori a croce greca in rosso tenue; corpo di testo in inchiostro nero. Notevole legatura in legno rivestita in tela colorata a sua volta ricoperta di pelle caprina rossastra, decorata a tipici motivi geometrici modulari impressi e rettangolo centrale a cerchietti e triangoli iscritti, appena differenziati fra i due piatti esterni. Condizioni buone con minime mancanze e rari fori nella pergamena. Si segnala l'assenza di due carte forse contenenti miniature a tutta pagina con episodi della vita del santo. Le ultime due carte sono di mano più recente. Nota di possesso rubricata in fine. (1) Gebre Menfes Qidus, altresì noto coi nomignoli devozionali di Abune o Abo, è uno dei santi più venerati della Chiesa Ortodossa Etiope (Tewahedo). La tradizione agiografica etiope attribuisce a questo anacoreta di origine basso-egiziana caratteristiche sia veterotestamentaria che evangeliche: una vita di durata plurisecolare, la pratica dei miracoli, frequenti meditazioni nel deserto, tre pellegrinaggi in Terrasanta, la perfetta resistenza alle tentazioni del Maligno e la predicazione alle popolazioni d'Etiopia, culminata nella fondazione, all'interno del cratere di un vulcano estinto, del monastero di Zuqualla (Zeqala, o Zeqala Abo) nella regione storica dello Shewa. Il santo possedeva il carisma di ammansire le belve, tanto che lo si ammira circondato da leoni e leopardi nell'iconografia, che gli attribuisce anche barba fluente, statura eretta e aureola, una croce nella destra e il corpo interamente ricoperto dei propri candidi capelli. Il presente manoscritto costituisce un esempio tangibile della profonda devozione che tuttora la Chiesa etiope tributa a questo monaco (il cui nome significa "Servitore dello Spirito Santo"), al punto da dedicare al suo culto il quinto giorno di ogni mese del calendario liturgico.
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