Lot n° 90

Anonimo ebreo, Siddur delle preghiere quotidiane e festive in lingua ebraica Italia centrale o settentrionale (forse Ferrara), terzo quarto del XVI secolo.

Estimation : 1200 - 2400
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Description
In-folio pergamenaceo (300x215, spazio scritto mm. 220x135 ca.) con testo principale in ebraico quadratico (merubba') italiano vocalizzato. Composto di 159 carte e 2 sguardie, la posteriore recante un'estesa nota in ebraico rashi marroncina. Testo vergato in inchiostro nero; occasionali rubricature dei titoli, talora a tinte per lettere alterne, e testo disposto variamente su una o più colonne con estensione dagli 11 ai 23 righi. La parola iniziale delle preghiere è sempre vergata a modulo maggiore in principio di rigo o al centro se di modulo massimo. Notevole disegno di giovane in profilo al margine superiore sinistro della c. 2; rade e sparse note marginali. Numerose mancanze testuali. Legatura in cartone rinforzato rivestita in pergamena muta, con fascicoli cuciti intorno al dorso e fissati da una spessa corda di canapa; nervi rilevati con rivestimento parzialmente esposto e piccoli tagli alle cuffie; i piatti, lievemente usurati, presentano due forellini sulla pergamena e alcune macchie scure. Buone condizioni complessive, nonostante sparse fioriture e gore di umidità, macchioline brune e rade sbavature; sbiadimenti all'inchiostro su alcune pagine. Pergamena talvolta pieghettata, senza aver patito altro danno che radi strappi in qualche punta o a margine, né perdite di testo. (1) Questo imponente manoscritto liturgico ebraico per la preghiera ordinaria e quotidiana, un Siddur di rito italiano, consiste in una vasta antologia di preghiere, omelie, passi biblici e citazioni esegetiche che spaziano dalle preci di gratitudine (Mah Tovu) all'inizio del servizio del Sabato, all'Acheinu e i Modim, fino al più famoso Baruch Ata' Adonai ("Benedetto sei Tu (O Signore)") e alla preghiera pasquale aramaica dello Ha' Lachma' 'anyia' ("Questo è il pane dell'afflizione"), cantata per la festa degli azzimi, al Lo la-nu, Adonai ("Non a noi, O Signore"), nonché Salmi, passi biblici e pareri o detti di celebri esegeti, come il citato Shimon Ben-Zoma'. Al verso della carta di testo finale sono presenti tre note di revisione autografe, rispettivamente di Lorenzo Franguella (ebreo convertito e censore negli ambiti ferrarese e mantovano) datata 1575, di un certo Ippolito da Ferrara e l'ultima di Giovanni Domenico Vistorini, revisore per il Sant'Uffizio a Venezia incaricato di rinvenire passaggi ritenuti anticristiani nei testi ebraici, datata al 1609. Benché mutilo in vari luoghi, il presente codice costituisce un rimarchevole esempio dell'estrema cura con cui gli ebrei italiani perpetuarono le proprie tradizioni religiose, anche e soprattutto nei periodi in cui subirono la più dura segregazione, come all'epoca della Controriforma e nei decenni successivi.
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